Disturbo ossessivo compulsivo

Disturbo ossessivo compulsivo

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo si caratterizza dalla presenza continua di ossessioni e compulsioni. Le ossessioni sono costituite da pensieri, immagini o impulsi che invadono in maniera ripetuta la mente di una persona contro la propria volontà, e provocando profondo disagio. Sebbene la persona riconosca che i pensieri siano irragionevoli e senza senso, ha la sensazione che sfuggano al suo controllo.

Le compulsioni sono rituali comportamentali o mentali (ad es., contare, ripetere mentalmente delle parole o dei numeri, controllare continuamente) messe in atto per attenuare l’ansia provocata dalle ossessioni.

Sfortunatamente, la messa in atto di compulsioni non risolve il problema in quanto i pensieri ossessivi, tendono a ripresentarsi nel tempo. Inoltre le compulsioni possono diventare molto debilitanti, impegnare molto tempo e costituire esse stesse un problema. Chi soffre di disturbo ossessivo-compulsivo spesso evita tutte le situazioni associabili ai pensieri ossessivi, limitando in maniera considerevole la propria vita sociale o lavorativa.


Classificazione

L’esordio del Disturbo Ossessivo Compulsivo avviene solitamente prima dei 30 anni e può manifestarsi in maniera molto eterogena, sebbene i temi più frequenti delle ossessioni riguardano lo sporco, i germi e/o le sostanze disgustose. In base al tipo di ossessioni e compulsioni che si presentano è possibile individuare alcuni sottotipi principali:

  1. Controllo: in questo caso la persona è tormentata dal dubbio di aver fatto o non fatto qualcosa che possa causare danno a sé o ad altri. Le ossessioni possono riguardare il dubbio di aver dimenticato qualcosa o di aver danneggiato qualcosa o qualcuno inavvertitamente. In questo caso le compulsioni comprendono comportamenti quali il verificare di non aver causato il danno (ad es. in auto si controlla costantemente lo specchietto retrovisore per verificare di non avere investito qualcuno). Altre volte le ossessioni riguardano il dubbio di non aver chiuso il gas o le luci di casa o l’aver augurato il male ad altre persone.
  2. Contaminazione: si tratta di ossessioni connesse al temere di venire contaminati dallo sporco o di venire infettati. Il timore di chi soffre di tale disturbo è che, venendo in contatto con determinate sostanze o germi, possano ammalarsi gravemente, morire o contagiare qualcun altro. Il contatto con la sostanza temuta, o la semplice preoccupazione di essere venuti a contatto, è seguito da rituali volti a neutralizzare la contaminazione (ad es., lavarsi ripetutamente le mani, lavare l’automobile o il buttare oggetti che possono essere stati infettati).
  3. Ordine: in questo caso la persona sente il bisogno di svolgere azioni e sistemare oggetti sempre nel “modo perfetto”. Qualsiasi oggetto deve essere sempre precisamente allineato oppure ordinato secondo una logica ben precisa: tali ossessioni non riguardano solo oggetti, ma anche il proprio corpo (ad es. pettinatura dei capelli, abiti). Spesso le persone non sanno indicare una paura sottostante, ma si tratta di pure coazioni a ripetere.
  4. Pensieri tabù: in questo caso le persone manifestano pensieri ossessivi riferiti al timore dell’avverarsi di situazioni a contenuto sessuale e religioso, quali ad esempio la paura di essere diventati pedofili oppure omosessuali. Sebbene la persona sappia quale è il proprio orientamento sessuale, mostra forte stress e angoscia solo per aver avuto certi tipi di pensieri. In questo caso, le compulsioni sono spesso rappresentate dal tentativo di annullare il pensiero, oppure dall’innescarsi di un dialogo interiore estremamente snervante, volto a cercare conferma di eventi comprovanti la propria “normalità”.

Il disturbo ossessivo compulsivo è molto frequente, tanto che in Italia sono circa 800.000 le persone che ne soffrono. Il decorso è cronico, con peggioramento della sintomatologia in seguito a eventi stressanti, e il tasso di remissione spontanea è minimo. Intervenire in maniera tempestiva aumenta sensibilmente la possibilità di gestione e remissione del disturbo. La terapia cognitivo comportamentale, spesso associata a prescrizione farmacologica, si è dimostrata efficace nella maggioranza dei casi.

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