Attacchi di panico: sintomi, cause e cura

Gli attacchi di panico sono episodi caratterizzati da forte ansia e paura molto intensa, spesso accompagnati da sintomatologia fisica e dal terrore di morire.

Cosa sono gli attacchi di panico?

L’attacco di panico è rappresentato da un episodio di improvvisa ed intensa paura che si manifesta senza una ragione apparente e che spesso può essere accompagnato da sintomi fisici (ad es., palpitazioni, formicoli, giramenti di testa). Gli attacchi di panico vengono descritti come un’esperienza terribile, spesso improvvisa ed inaspettata, che porta la persona a pensare di poter perdere il controllo, avere un attacco di cuore ed essere prossimo alla morte. Soffrire di panico è alquanto frequente: questo disturbo colpisce il 3% della popolazione con un picco di insorgenza nella fascia d’età tra 15 e 30 anni, con una frequenza doppia nel genere femminile.

 

Quali sono i sintomi di un attacco di panico?

Gli attacchi di panico fanno parte dei disturbi d’ansia ed il primo attacco si scatena di solito in presenza di una forte pressione emotiva o  quando si è stanchi ed esauriti. È molto raro che il primo attacco di panico si manifesti in chi si sente sicuro e in assenza di fattori stressanti.  I sintomi fisici più comuni dell’attacco di panico sono:

  • Palpitazioni
  • Respiro affannoso
  • Vertigini o giramenti di testa
  • Formicolii alle mani o ai piedi
  • Senso di costrizione o dolore al torace
  • Sensazione di soffocamento o di mancanza d’aria
  • Sentirsi svenire
  • Sudorazione
  • Tremori
  • Vampate di caldo o di freddo
  • Nausea o nodo allo stomaco
  • Debolezza delle gambe
  • Visione annebbiata
  • Tensione muscolare
  • Impressione di non riuscire a pensare chiaramente o di non riuscire a parlare
  • Impressione che le cose intorno non siano reali
  • Paura di morire, di perdere il controllo, o di comportarsi in modo bizzarro.

 

Spesso, chi ha un attacco di panico cerca di scappare allontanarsi dalla situazione in cui si trova nella speranza che il panico cessi, oppure cerca chi lo possa aiutare se dovesse svenire, avere un infarto o impazzire. C’è chi invece cerca di restare solo perché si vergogna delle conseguenze. La prima volta è spesso un’esperienza traumatica, in quanto inattesa, intensa, e molto spiacevole, spesso accompagnata dalla paura di perdere il controllo, di svenire, di morire o di impazzire.

 

Perché si sviluppa un attacco di panico?

Gli attacchi di panico fanno parte dei disturbi d’ansia e in genere si sviluppano in quelle persone che hanno una predisposizione genetica e psicologica ai disturbi d’ansia quando eventi o periodi particolarmente stressanti non riescono più ad essere gestiti normalmente. I motivi per cui le persone soffrono di attacchi di panico sono numerosi e tra le cause più diffuse ci sono:

  • La predisposizione genetica
  • Un elevato momento di stress, sia lavorativo sia personale
  • Le preoccupazioni circa la propria salute
  • Problemi o difficoltà personali o professionali non affrontati

Nel momento in cui, per diversi motivi, la persona non riesce a gestire le cause del proprio stress, queste provocano nel tempo un aumento dell’ansia che, una volta superata la soglia limite, può sfociare in un attacco di panico.

 

Gli evitamenti e la paura della paura  

Spesso, dopo il primo attacco di panico, le persone iniziano a cambiare il proprio modo di vivere: chi soffre per lungo tempo di attacchi di panico prima o poi inizia ad evitare una o più situazioni per la paura che possa soffrire di un nuovo attacco di panico. Si parla in questi casi di evitamento: maggiori sono gli evitamenti, maggiori saranno gli sforzi e il tempo necessari per superare il disturbo.

Le situazioni più frequentemente evitate sono luoghi affollati, spazi aperti, autobus, treni, spazi chiusi e posti lontani da casa o dove comunque è difficile ottenere aiuto. La maggior parte delle persone impara rapidamente a individuare le situazioni nelle quali per loro è più probabile che si possa ripresentare un attacco di panico.

Anche aspettare in fila in una banca o in un negozio comporta le stesse difficoltà. Essere soli in casa senza vicini su cui poter contare o guidare in una strada deserta o essere soli su una spiaggia o in una campagna possono avere conseguenze analoghe: chi potrebbe venire in soccorso in caso di panico? Anche guidare soli nel traffico pone gli stessi problemi, in quanto si è soli ed è difficile abbandonare la macchina e ottenere aiuto.

Trova così giustificazione il comportamento di evitamento che, impedendo all’individuo un confronto reale con la minaccia temuta, diventa una strategia di successo e sollievo dalla paura, e come tale, si auto rinforza. È però solo apparentemente un successo perché, l’altro risvolto della medaglia l’individuo percepisce tutta la sua impotenza. La persona affetta da panico, si trova quindi dentro ad un labirinto trappola senza apparente via d’uscita.

Va ricordato, che una delle maggiori distorsioni cognitive che si manifestano quando si soffre di attacchi di panico è l’attenzione verso di sé: gli individui affetti da attacchi di panico sono molto attenti ad individuare, fra tutti gli avvenimenti della vita quotidiana, quelli che possono rappresentare una minaccia.

 

Cura del disturbo di panico e degli attacchi di panico

È importante che chi soffre di attacchi di panico si rivolga ad un professionista, che delineerà la strategia terapeutica più efficace. Chiedere aiuto il prima possibile, scongiura il cronicizzarsi del disturbo. La psicoterapia cognitivo comportamentale ha mostrato di essere l’approccio maggiormente efficace nel trattamento del disturbo di panico. Lo psicoterapeuta guiderà la persona che soffre di attacchi di panico a riconoscere quali sono gli eventi che hanno portato allo scatenarsi dell’attacco, così come verranno identificati i pensieri disfunzionali che mantengono il disturbo.  Sarà poi, attraverso esercizi di rilassamento, uniti ad un lavoro su pensieri e idee disfunzionali, che la persona riuscirà a gestire in maniere efficace questo disturbo.

Lo Studio Psi.Co. offre supporto alle persone che soffrono di disturbi d’ansia e attacchi di panico attraverso dei percorsi di psicoterapia individuale e attraverso l’utilizzo di tecniche specifiche di rilassamento. Se pensi di soffrire d’ansia o attacchi di panico, o se hai bisogno di maggiori informazioni puoi metterti in contatto con un terapeuta dello Studio Psi.Co. di Cattolica (Rimini).

Sostegno alla genitorialità: il Circolo della Sicurezza

Il Circolo della Sicurezza (Circle of Security – Parenting, COS-P®) è un metodo esperienziale di sostegno alla genitorialità, in cui i genitori sono guidati e coinvolti direttamente da un terapeuta appositamente formato per migliorare la relazione con il proprio figlio.

La comunicazione nel bambino

Il bambino è un partner sociale efficace fin dalla nascita in quanto possiede capacità di comunicare e cogliere i segnali comunicativi dell’adulto e sintonizzarsi con lui. Dall’altra parte, il genitore deve essere predisposto a cogliere in modo adeguato i segnali del bambino e a rispondere in modo congruo ai suoi bisogni e ai suoi stati emotivi. Da qui l’importanza delle figure primarie, in particolar modo della figura materna, che funge da guida e da stimolo per un buon attaccamento. Quanto più la madre è in grado di essere sensibile e responsiva ai bisogni del bambino, tanto più il bambino non avrà difficoltà a staccarsi da lei iniziando ad esplorare l’ambiente. La madre diventa per il bambino una vera e propria base sicura. L’idea di fondo è che il modo in cui un genitore risponde alle segnalazioni emotive e ai bisogni del bambino dipenda fortemente dalla qualità delle relazioni di attaccamento primarie, cioè dalle prime relazioni che ha avuto con i suoi genitori.

L’assunto di base è che alcuni bisogni del bambino evocherebbero nel genitore stati emotivi intollerabili (non avendo usufruito di affettuosa protezione in situazioni analoghe della propria infanzia), per cui il bambino, percependo l’indisponibilità del genitore, eviterebbe di manifestare tali bisogni, portandolo a sviluppare un attaccamento insicuro. È importante sottolineare che se gli adulti di riferimento (solitamente la madre ed il padre) rispondono in maniera congrua alle richieste di bisogno di protezione, il bambino diventerà un adulto che si relazionerà in maniera sicura con il mondo.

 

Come comprendere quali sono le funzioni genitoriali?

Sulla base di queste nozioni sull’attaccamento, diversi studiosi hanno sviluppato vari programmi di sostegno alla genitorialità per aiutare i genitori a riconoscere gli aspetti centrali della dinamica attaccamento-accudimento, con lo scopo di migliorare la capacità di rispondere in modo adeguato alle richieste emotive del figlio sostenendo così un attaccamento sicuro.

Questi percorsi possono essere preventivi o terapeutici, indirizzati al sistema diadico (madre e bambino) o alla coppia genitoriale. Gli obiettivi sono quelli di sviluppare o migliorare la sensibilità e la responsività genitoriale attraverso un lavoro specifico volto a:

  • osservare il proprio bambino in modo attento e accurato;
  • comprendere i bisogni del bambino e rispondere in maniera efficace rispetto al suo stato emotivo;
  • riflettere sulle dimensioni psicologiche personali che influenzano il modo di porsi nei confronti del bambino.

 

Che cos’è il Circolo della Sicurezza?

Il Circolo della Sicurezza – Parenting (COS-P®) è il più efficace programma di sostegno alla genitorialità ed è stato creato da Cooper, Hoffman, Marvin, Powell nel 1998. Il protocollo è validato in tutto il mondo con prove di evidenza clinica ed il suo scopo principale è quello di prevenire i disturbi emotivi e relazionali dei bambini.

Il circolo della sicurezza è un intervento psicologico rivolto alla coppia genitoriale o al singolo genitore per arricchire la relazione con il proprio bambino. Il programma si estende a tutte le fasi di sviluppo e non è indicato solo nei casi di sintomatologia: aumentando il grado di sicurezza relazionale dei bambini con le loro figure genitoriali si va ad agire sulla loro autostima e su una migliore regolazione dei loro stati emotivi nei vari contesti di vita.

Il genitore, grazie a questo programma, sarà in grado di comprendere il mondo emotivo del suo bambino, leggendo i reali bisogni che manifesta e gestendo correttamente le sue emozioni. Un aspetto peculiare del percorso è volto ad aiutare i genitori a identificare quali sono le emozioni più critiche che provano, in quanto queste possono interferire nel rapporto con il bambino stesso. L’obiettivo sarà quello di riuscire a capire e decodificare tutti quei comportamenti del bambino che, fino ad oggi, apparivano incomprensibili.

In cosa consiste il programma?

Il programma COS-P® è un intervento manualizzato di sostegno alla genitorialità suddiviso in 8 incontri di un’ora e mezzo ciascuno. È supportato da un dvd che propone diversi filmati per facilitare l’apprendimento dei vari concetti.

Si parte dalla rappresentazione iniziale del circolo della sicurezza che serve al genitore per comprendere i principi di base della dinamica relazionale collegata all’attivazione del sistema di attaccamento sul quale si aggiungono altri elementi durante il percorso. Il modello COS fornisce indicazioni sul modo di essere un genitore sufficientemente buono, forte, saggio e affettuoso, in grado di assecondare i bisogni del bambino e quando necessario devi farsene carico e imporsi.

Che cosa si fa nel circolo della sicurezza?

I genitori incontrano il terapeuta che, dopo un primo incontro conoscitivo volto a comprendere i bisogni genitoriali, li condurrà attraverso un percorso a fasi, i cui obiettivi sono vari. Di seguito vengono esposti i principali.

  • Il terapeuta mostra al genitore video specifici in cui vengono mostrate varie modalità di relazione genitore-bambino in modo da aiutarlo a identificare e riconoscere i comportamenti connessi con i sistemi di attaccamento, accudimento ed esplorazione.
  • Il genitore, attraverso la visione la discussione con il terapeuta, sarà in grado di riconoscere i bisogni specifici del bambino, nei diversi momenti di vita.
  • Imparerà a mettere in pratica le strategie adeguate aiutare il bambino nella gestione delle sue emozioni, dei suoi pensieri e dei suoi comportamenti, funzionali al suo sviluppo;
  • Comprenderà come aiutare il bambino a regolare le proprie emozioni critiche quali rabbia, tristezza e paura sintonizzandosi con esse.
  • Prenderà consapevolezza dei propri punti critici: questo punto porta ogni genitore a riflettere su quanto le proprie esperienze infantili sono collegate con l’attuale relazione con i propri figli.
  • Aumenterà la capacità di analisi dei momenti difficili, rendendosi consapevole delle “rotture” (il momento in cui il genitore fallisce nelle sue funzioni legate all’essere più grande, più forte, più saggio) imparando a “riparare” (cioè ristabilendo queste funzioni);

 

Per chi è indicato il Circolo della Sicurezza?

Il COS-P® fornisce un ottimo sostegno alla genitorialità ed è indicato per tutti coloro che vogliono aumentare le proprie competenze genitoriali, in modo da capire meglio i bisogni del bambino per potervi rispondere in maniera adeguata. Gli incontri possono essere realizzati singolarmente (un genitore o una coppia genitoriale) o in piccoli gruppi (3-5 coppie genitoriali) e sono condotti da uno psicoterapeuta che ha effettuato il training specifico ed è iscritto nel registro “Circle of Security – Parenting, COS-P®, che guiderà i genitori attraverso confronti, domande e riflessioni.

Se hai bisogno di maggiori informazioni su Circolo della Sicurezza puoi metterti in contatto con un terapeuta dello Studio Psi.Co. di Cattolica.

burnout

Il burnout: come riconoscerlo e come curarlo

Negli ultimi anni si osserva sempre più spesso un affaticamento emotivo dei professionisti che per lavoro devono interagire con altre persone. Intervenire in tempo è fondamentale per gestire lo stress.

 

Che cos’è il burnout?

La sindrome del burnout viene definita un processo stressogeno che colpisce principalmente le professioni d’aiuto (ad es., infermieri, medici, insegnanti) ma che può riguardare tutti coloro che devono interagire nel loro lavoro con altre persone. Il termine burnout significa “bruciato, scoppiato, esaurito” e identifica una condizione nella quale la persona perde il vigore e la motivazione che la guidava nel perseguire la propria vita professionale. Il burnout è l’esito di un processo che può durare mesi, in cui la persona si trova incapace di gestire il carico emotivo dato dal peso delle relazioni e lo stress individuale diventa eccessivo. Il fenomeno inizialmente colpisce la dimensione interiore dell’essere, per poi esplodere all’esterno e manifestarsi in differenti modi.

 

Quali sono le principali dimensioni del burnout?

Vari studi sono stati condotti per identificare la struttura del burnout ed è emerso che sono tre le dimensioni che lo costituiscono:

  • Esaurimento emotivo: si riferisce alla sensazione di essere continuamente in tensione e di non possedere più risorse emotive e personali, sentendosi incapaci di affrontare il proprio lavoro. Spesso il soggetto colpito da esaurimento emotivo esprime il proprio disagio con affermazioni del tipo: “Non ce la posso fare”, “Sento che mi mancano le forze per affrontare qualsiasi cosa”.
  • Depersonalizzazione: questa dimensione indica la tendenza del soggetto ad evitare il coinvolgimento emotivo manifestando un atteggiamento distaccato e rifiutante verso l’utente. Rappresenta un meccanismo di difesa, volto a proteggere il sé dalla frustrazione e dal senso di colpa.
  • Ridotta realizzazione personale: il soggetto si percepisce come inadeguato ed incompetente sul lavoro, perdendo progressivamente la fiducia nelle proprie capacità. Diminuisce sia la motivazione verso il lavoro, sia la propria autostima, aumentando il rischio di sviluppare una sintomatologia depressiva.

 

Quali sono i fattori di rischio per sviluppare il burnout?

Sebbene la possibilità di sviluppare una sindrome da burnout dipenda strettamente da alcuni fattori personologici, gli studi hanno evidenziato alcuni fattori scatenanti che, se tenuti sotto controllo, possono diminuire il rischio.

I fattori di rischio più rilevanti sono:

  • Esposizione duratura e continuativa ad ambienti lavorativi altamente competitivi e problematici: diverbi e rappresaglie sul luogo di lavoro sono elementi che possono portare ad un estraniamento e assenteismo dal lavoro stesso.
  • Condizione cronica di stress ed insoddisfazione lavorativa: Il riconoscimento del proprio ruolo rappresenta una dei più potenti motivatori al lavoro. Se questo riconoscimento viene a mancare da colleghi e principali può portare ad un forte senso di demotivazione.
  • Turnazione lavorativa: il fatto di essere soggetti a cambi del proprio turno di lavoro porta ad aumentare i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress).
  • Esposizione a tipologie di utenze particolarmente difficili: in alcuni lavori ci si deve spesso confrontare con la sconfitta (ad es., nel caso di medici e infermieri) e questo può portare a sviluppare sentimenti di inefficacia.
  • Fattori familiari specifici: sebbene si parli di contesto lavorativo, alcuni avvenimenti quali crisi coniugale, difficoltà economiche, ambiente familiare disfunzionale possono avere una ricaduta negativa sul lavoro, in quanto la persona è emotivamente instabile.
  • Basse opportunità di svago e cattiva gestione del tempo libero: gli studi di psicologia positiva hanno evidenziato come prendersi del tempo per svolgere attività divertenti e gratificanti sia un ottimo fattore protettivo allo stress.
  • Mole di lavoro eccessiva: una grande quantità di lavoro può portare a sviluppare una maggiore tensione, svolgendo i compiti in modo sommario.
  • Incertezza nei ruoli ricoperti: la mancanza di regolamentazione organizzativa o il mancato rispetto delle regole, porta il lavoratore a perdere interesse e motivazione nel proprio lavoro. A risentire poi le conseguenze di ciò sarebbe l’efficienza dell’intero gruppo di lavoro.
  • Mobbing: definito come il mettere in atto comportamenti persecutori, di violenza verbale o fisica, da parte di chi ha in qualche modo “il potere”, verso chi è più debole e non è in grado di difendersi.

 

Va ricordato che i fattori di rischio, se presenti, non necessariamente sfociano in episodi di burnout in quanto vanno sempre messi in relazione alle peculiarità psicologiche e comportamentali della persona specifica. Tra i fattori protettivi quello che risulta essere maggiormente significativo è la capacità di agire con consapevolezza, cioè essere in grado di riconoscere e gestire in maniera consapevole le proprie ed altrui emozioni. Inoltre, un contesto sociale accogliente, così come una buona relazione familiare, il supporto di colleghi ed una buona autostima percepita rappresentano elemnti protettivi in grado di prevenire lo stress e la sua manifestazione psicosomatica.

 

Come si può curare il burnout?

La psicoterapia cognitivo-comportamentale risulta essere efficace per il trattamento della sindrome del burnout. Al fine di ottenere i migliori risultati è necessario integrare interventi rivolti alla persona ed interventi rivolti al contesto.

Gli interventi rivolti alla persona si pongono come obiettivo quello di rafforzare le risorse interne del soggetto, aiutandolo a migliorare le sue capacità di gestione dello stress e affrontando in modo sistematico i problemi sul lavoro. A tale scopo si possono utilizzare sia tecniche di rilassamento come il Training Autogeno e la mindfullness, sia strategie che permettano all’individuo di fronteggiare in modo più efficace i problemi, imparando a gestire le proprie emozioni negative.

Un altro aspetto fondamentale riguarda l’attenzione rivolta al rapporto con gli altri: la persona può essere aiutata ad  acquisire strategie comunicative efficaci attraverso training di assertività, ed essere inserita in specifici gruppi di sostegno che favoriscano l’ascolto, il confronto tra esperienze diverse e l’apprendimento di nuovi e più funzionali modi di agire.

Gli interventi basati sul contesto lavorativo consistono invece nell’adozione di una serie di misure che permettono di migliorare il clima sociale all’interno del contesto lavorativo in cui la persona lavora, aumentare il senso di appartenenza, di autonomia e di partecipazione agli scopi comuni.

Lo Studio Psi.co. offre supporto alle persone che soffrono di stress e burnout attraverso dei percorsi di psicoterapia individuale e attraverso l’utilizzo di tecniche specifiche come quelle di rilassamento e di assertività. Se pensi di avere i sintomi del burnout o se hai bisogno di maggiori informazioni puoi metterti in contatto con un terapeuta dello Studio Psi.Co. di Cattolica (Rimini).

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